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Il libro del giorno: La tragedia di Rodi e dell'Egeo: la voce di un cappellano militare su un disastro dimenticato

L'8 settembre 1943 non fu solo l'armistizio: per i trentacinquemila soldati italiani di stanza nel Dodecaneso fu l'inizio di un incubo. Colte impreparate, le forze italiane vennero sconfitte dai tedeschi nonostante la superiorità numerica, travolte dall'irresolutezza dei comandi e da quella difficoltà psicologica di dover combattere contro l'ex alleato.

La tragedia di Rodi e dell'Egeo — scritto da don Edoardo Fino e pubblicato dall'Assegeo nel 1963, qui nella terza edizione riveduta e ampliata — raccoglie gli appunti di un cappellano militare che quella tragedia la visse dall'interno. Non un generale, non uno storico accademico: un prete in mezzo ai soldati, con un taccuino e una coscienza.

Il libro è un documento raro. Don Fino aveva poi tenuto il Sacrario di Sermoneta, dove furono tumulate le salme di soldati caduti a Rodi — un uomo che non smise mai di fare i conti con quella storia. La sua testimonianza è diretta, a tratti polemica, e proprio per questo preziosa.

Sullo sfondo ci sono eventi di proporzioni enormi, ancora poco conosciuti. Il 19 settembre 1943 circa 1.800 uomini dell'aviazione e della marina italiana vennero imbarcati sulla motonave Donizetti per essere trasferiti; durante il viaggio due cacciatorpediniere inglesi affondarono la nave, causando la morte di tutti gli occupanti. Il 12 febbraio 1944 un'altra nave, il piroscafo Oria, urtò uno scoglio: morirono oltre 4.000 prigionieri italiani. Tragedie di massa sepolte dall'oblio.

La corrispondenza tra i reduci dell'Egeo continuò a lungo, perché quell'esperienza poteva essere rievocata solo tra chi l'aveva vissuta in prima persona, vista la damnatio memoriae a cui era stata condannata dalla storiografia ufficiale anche per ragioni di natura politica.

Questo libro è uno dei pochi che spezzò quel silenzio.

Posted in: Il libro del giorno

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