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I Du Maurier di Daphne du Maurier: quando una scrittrice di successo scava nelle radici scandalose della propria famiglia

C'è qualcosa di vertiginoso nell'idea di Daphne du Maurier, l'autrice di Rebecca, il romanzo gotico più letto del Novecento, che si mette a investigare i propri antenati come se stesse scrivendo uno dei suoi thriller. Il risultato è I Du Maurier (titolo originale The Du Mauriers, 1937; edizione italiana Mondadori 1958): un libro inclassificabile, sospeso tra biografia familiare e romanzo storico, che racconta oltre un secolo di una dinastia straordinaria, cominciando da dove nessuna nipote rispettabile avrebbe il coraggio di cominciare, dalla trisavola amante del Duca di York.

Il nome Du Maurier era, in origine, una completa invenzione. La famiglia si chiamava Busson, e fu il bisnonno di Daphne, Mathurin-Robert Busson, ad aggiungere il sonoro "Du Maurier" al proprio cognome per darsi un'aria aristocratica. Non provenivano da nessun magnifico castello: erano soffiatori di vetro di mestiere. Un clan di artigiani ambiziosi che si costruì un mito di nobiltà francese e lo abitò con tale convinzione da renderlo quasi vero.

Il libro si apre nel 1810 con Mary Anne Clarke, trisavola di Daphne, che smonta la sua casa londinese mentre la figlia dodicenne Ellen guarda uomini estranei portare via tutto ciò che ha sempre conosciuto. 

Mary Anne non era una donna qualunque. Attraente e intelligente, aveva sposato a sedici anni un tale di nome Joseph Clarke, che faceva il muratore, ma dopo il fallimento del marito lo aveva lasciato. Quello che venne dopo appartiene alla storia inglese: Mary Anne Clarke era l'amante del Duca di York agli inizi dell'Ottocento. Uno scandalo enorme, una relazione che le diede potere, visibilità e poi rovina. La troviamo qui in tarda età, ancora eccessiva nel trucco e nel vestire, ancora imbarazzante per la figlia Ellen, ma anche irresistibile, con i suoi aneddoti piccanti e la sua sfacciata vitalità.

Ed ecco il dettaglio che fa capire quanto i Du Maurier fossero una famiglia degna di un romanzo. La povera Ellen, a causa di una battuta di cattivo gusto fatta da uno degli amici della madre, si convinse per tutta la vita di essere la figlia illegittima del Duca di York. Una credenza falsa, probabilmente, ma che Ellen portò con sé fino alla morte  e che colorò in modo indelebile il modo in cui si percepiva e si muoveva nel mondo. 

Ellen sposerà Louis-Mathurin du Maurier, un musicista sognatore, inventore senza senso pratico, perennemente indebitato, che si rivelerà incapace di tenere i conti ma pieno di fascino. Dal loro matrimonio nasce George du Maurier, il vero protagonista del libro, nonno di Daphne, che tutti in famiglia chiamavano affettuosamente "Kicky". 

George praticò il suo apprendistato artistico a Parigi, nello stesso studio di Charles Gleyre che formò Monet, Renoir e Whistler. Poi il dramma: perse la vista da un occhio, una tragedia per un artista , ma anziché arrendersi si reinventò come illustratore e vignettista. Divenne il principale vignettista sociale delle riviste britanniche, in particolare di Punch, con le sue taglienti satire sullo snobismo vittoriano.

In tarda età, quasi per scommessa, George scrisse due romanzi. Uno di essi, Trilby, divenne un fenomeno culturale globale con il personaggio di Svengali, il manipolatore ipnotico che trasforma una semplice modella in una diva, entrato nel dizionario della lingua inglese come sinonimo di "chi controlla psicologicamente un'altra persona".

Daphne scrisse The Du Mauriers in condizioni tutt'altro che ideali: il marito era stato trasferito in Egitto, lei odiava Alessandria, il caldo, la vita sociale forzata delle mogli degli ufficiali, l'impossibilità di tornare in Cornovaglia. Terminò il libro in un momento di depressione e stanchezza. Eppure, tornata in Inghilterra, quando Tommy la riportò in Egitto a fine luglio del 1937, era già al lavoro su Rebecca. Il libro più famoso del mondo era nato subito dopo questo scavo nelle radici di famiglia.

La narrazione ricostruisce le alterne fortune dei vari antenati nell'avvicendarsi delle generazioni, tracciando una mappa variopinta di tipologie umane e destini. Chi conosce la produzione di Daphne du Maurier riconoscerà in queste pagine i semi di quasi tutto: le donne forti e ribelli, gli uomini affascinanti ma inaffidabili, le famiglie che nascondono segreti, il denaro che non basta mai. Il filone autobiografico, iniziato con il ritratto del padre in Gerald: a portrait (1934) e proseguito con I Du Maurier (1937), si chiuse decenni dopo con Growing Pains (1977). Un progetto di autoanalisi durato quarant'anni.

Perché leggerlo oggi: I Du Maurier è uno di quei libri che si leggono su due piani contemporaneamente: come saga familiare avvincente, con personaggi degni di una serie televisiva, e come radiografia inconsapevole di una scrittrice che si capisce meglio attraverso i propri antenati. La trisavola amante del potere, il nonno artista che sfida la cecità, i sogni sistematicamente troppo grandi per le tasche disponibili; tutto questo è Daphne, prima che Daphne esistesse.

Posted in: Il libro del giorno

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