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Eco racconta Manzoni. Per reinnamorarci dei promessi sposi...

Dai, ammettiamolo, i promessi sposi l’abbiamo odiato tutti.

E tutti per lo stesso motivo: perché ci è stato imposto da leggere a scuola, tot pagine al giorno, pena un voto negativo. E’ lo stesso motivo per cui non abbiamo mai terminato il libro cuore (e poco male) ma soprattutto perché della Divina Commedia ricordiamo solo “nel mezzo del cammin di nostra vita…”

Umberto Eco lo sapeva benissimo, lui che aveva avuto la fortuna di conoscere il romanzo prima che glielo rovinassero sui banchi di scuola e lo aveva amato per quello che era, una storia picaresca, un romanzo di amore e gelosie e potere.

Così, quando nel 2010 la Scuola Holden gli ha proposto di scrivere un libricino sui promessi sposi all’interno del progetto “Save the Story”, per salvare i grandi classici dall’oblio, il nostro grande semiologo non ci ha pensato due volte e ha “aggiornato” la storia di Renzo e Lucia.

Questa cosa di svecchiare il Manzoni l’aveva provata già un altro autore, Guido Da Verona, ma il risultato fu letteralmente disastroso.

Umberto Eco, sicuramente conscio di quel terribile esperimento, decide invece di usare un po’ di garbata ironia e di alleggerire la storia come farebbe un nonno che racconta la storia ai propri nipoti. E così, il buon Lisander diventa “Un signor Alessandro, nobile milanese di circa duecento anni fa, con una bella faccia da buono, un poco triste, e una strana faccia lunga da cavallo”. I Bravi diventano dei bulli e don Rodrigo un mafiosetto. Il nostro grande semiologo usa termini del XXI secolo per una storia ambientata nel ‘600, perché alla fine certe dinamiche cambiano solo di nome, ma restano le stesse nella sostanza.

Ma attenzione, il lavoro linguistico anche se sembra leggero è in realtà molto profondo: Eco mostra come nel libro di Manzoni esista una netta contrapposizione tra il linguaggio verbale dei potenti (l'inserimento di termini difficili o il famigerato latinorum dell'Azzeccagarbugli, usato per imbrogliare il popolo) e il linguaggio dei segni e dei gesti, che è invece quello autentico e trasparente usato dagli umili.

Insomma, un libro leggero e godibile che funge da introduzione alla lettura del “mattone” manzoniano, ma che ne cambia anche la prospettiva, spingendoci ad apprezzare questo capolavoro come se fosse un film d’avventura e a salvarlo dall’oblio.

 

Posted in: Il libro del giorno

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